2020 - 2021

Xanadu - Archivio

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Canto delle donne

Alda Merini

Sperling & Kupfer, 2018


VIOLENZA POESIA FEMMINISMO RIBELLIONE FEMMINILE PATRIARCATO
Io canto le donne prevaricate dai bruti
la loro sana bellezza, la loro "non follia"
il canto di Giulia io canto riversa su un letto
(...)
Canto il seno di Bianca ormai reso vizzo dall'uomo
Canto Vita Bello che veniva aggredita dai bruti
buttata su un letticciolo, battuta con ferri pesanti
e tempeste d'insulti, (...)
canto la sua deflorazione su un letto di psichiatra,
(...)
Canto l'assurda violenza dell'ospedale del mare
dove la psichiatria giaceva in ceppi battuti
Canto il letto aderente che aveva lenzuola di garza
e il simbolo-dottore perennemente offeso
e il naso camuso e violento degli infermieri bastardi.
(...)
Io canto l'impudicizia di quegli uomini rotti
alla lussuria del vento che violentava le donne.
Io canto i mille coltelli sul grembo di Vita Bello
calati da oscuri tendoni alla mercé di Caino
e canto il mio dolore d'esser fuggita al dolore
per la menzogna di vita per via della poesia.

La poesia che ho scelto è ambientata proprio all’interno del manicomio ed è una poesia doppiamente drammatica perché oltre a raccontare fatti veri accaduti a donne da lei conosciute, queste violenze sono avvenute all’interno di un luogo dove le donne avrebbero dovuto sentirsi al sicuro, protette e curate.

Qualcosa sull'autore

Alda Merini è nata il 21 marzo 1931 a Milano ed ha avuto una vita molto difficile. Fatta rinchiudere dal marito in un ospedale psichiatric, in quel lupgo ha vissuto gran parte della propria vita, subendo violnenze di ogni genere, e scrivendo poesie molto toccanti.

Rilanci

Anche i due rilanci che ho scelto trattano di abusi avvenuti in luoghi protetti, luoghi nei quali le donne si sentivano al sicuro.
Come primo rilancio vorrei parlare del libro di Miriam Toews che si intitola Donne che parlano.
Il libro è ambientato in una comunità mennonita, che è una specie di grande famiglia.
Il Romanzo prende lo spunto da una storia vera. Tra il 2005 e il 2009, in Bolivia, in una comunità mennonita alcuni uomini della comunità, durante la notte, sedano le donne con un sonnifero usato per gli animali e le violentano. Il libro della Toews parte da qui.
Queste donne umiliate e ferite si riuniscono di nascosto e hanno solo 24 ore per decidere cosa fare:
1. non fare niente e continuare a subire.
2. restare e combattere.
3. andarsene.
Prima di rispondere cosa avreste fatto voi, dovete tenere conto che queste donne non conoscono niente e nessuno fuori dalla comunità, non hanno denaro, non sanno leggere e scrivere e parlano una lingua conosciuta solo all’interno della comunità.
Voi cosa avreste fatto, nelle loro condizioni?


Come secondo rilancio, ho scelto la canzone Mio Zio di Carmen Consoli.
Questa canzone parla della straziante storia di una bambina, violentata da suo zio, definito per tutta la canzone come un uomo distinto, un uomo per bene. Le parole scelte per descrivere lo zio creano un forte contrasto con le azioni che compie, e mostra come la maggior parte delle violenze vengano subite in ambito domestico e agite da persone a cui ci affidiamo.
La canzone racconta del giorno del funerale dell’uomo in questione, quindi molti hanno dopo le azioni criminali subite dalla ragazzina; quest’ultima, però, non riceve conforto dai familiari e questo porta con sé tanta sofferenza.

Perché lo consigli

Perché è una poesia che fa riflettere, è molto profonda.
Fa capire il dolore provato da queste donne e quanto forte sia la delusione provata per essere state vittime di abuso da parte di uomini in cui avevano riposto la propria fiducia e la possibilità di guarigione.
Subire abusi è sempre e comunque un’esperienza terribile, ma subirli da parte di qualcuno che ci conosce, che conosce le nostre debolezze e proprio di queste ultime approfitta, penso che sia intollerabile.
Presentazione realizzata da Gaia Govetto, Liceo Filzi di Rovereto.